WICKED PROBLEM

Il termine “wicked problem” (letteralmente "problema maligno" o "indomabile")  identifica  un problema impossibile da risolvere in modo definitivo a causa della sua natura contraddittoria e mutevole.
Il termine è stato coniato nel 1973 dai teorici del design Horst Rittel e Melvin Webber per descrivere quelle sfide sociali e politiche che la scienza lineare non riesce a gestire.

Le Caratteristiche di un Wicked Problem:

  • Mancanza di una formulazione definitiva: non è possibile definire il problema chiaramente finché non si ha già in mente una soluzione (il problema e la soluzione sono intrecciati);
  • Nessuna "regola d'arresto": non è possibile trovare una soluzione giusta e definitiva. Le soluzioni non sono giuste o sbagliate, ma solo migliori o peggiori rispetto alla situazione precedente;
  • Unicità: ogni problema di questo tipo è un caso a sé (ad esempio ciò che ha funzionato a Londra per il traffico non funzionerà necessariamente a Roma); 
  • Effetti a catena: ogni tentativo di soluzione genera conseguenze impreviste in altri settori;
  • Assenza di test: non è possibile testare la soluzione in laboratorio; l'unico test è l'applicazione nel mondo reale, con conseguenze spesso irreversibili.

Esempi Classici

Esempi classici per questa categoria di problemi sono: 

  • Il cambiamento climatico: coinvolge economia, fisica, abitudini umane e geopolitica. Ogni azione correttiva ha un costo sociale o ambientale altrove;
  • La povertà: non esiste un'equazione per risolverla, poiché le cause variano dalla cultura all'istruzione, fino alla distribuzione della ricchezza;
  • La pandemia: un mix esplosivo di biologia, logistica, libertà individuali e tenuta economica.

Questo genere di problemi rappresentano le sfide principali degli attuali programmi di finanziamento europei per la ricerca e l'innovazione. 

Come si affrontano?

Poiché non esiste una "soluzione" nel senso matematico del termine, l'approccio deve necessariamente essere diverso:

  • Collaborazione radicale: non basta un ingegnere; servono sociologi, psicologi, economisti e politici;
  • Approccio iterativo: invece di un grande piano decennale, si procede per piccoli esperimenti, si impara dai risultati e si corregge il tiro;
  • Accettazione dell'incertezza: l'obiettivo non è "risolvere", ma mitigare o migliorare la situazione attuale.
Pubblicato il: